Edith Wharton docet

“Usando un po’ di buonsenso… è possibile creare una grande varietà nella decorazione delle stanze senza perdere di vista lo scopo per il quale sono state progettate… quanto più questo scopo viene espresso in ogni dettaglio della stanza, tanto più questa sarà gradevole. Così, una stanza dalle pareti intonacate, dai mobili di semplice legno di pino e dai tendaggi di cotone sarà più bella, perchè più logica e armoniosa, di un salone da ballo rivestito di ori e di marmi nel quale siano state ignorate le leggi della logica e del ritmo.”

Questo scriveva a fine ‘800 Edith Wharton ne “La decorazione della casa”, il suo primo libro (oggi edito da Elliot per la notevole -ma ben guadagnata- cifra di € 30) scritto a quattro mani con l’architetto Ogden Codman Jr. La prima donna a vincere il Premio Pulitzer (nel ’21, con “L’età dell’innocenza“, da cui Scorsese ha tratto l’omonimo film-capolavoro), ha esordito con un saggio in cui sfoggia la sua notevole cultura, la sua arguzia, il suo senso dell’umorismo, e soprattutto il suo impeccabile buon gusto.

Da allora, questo saggio è rimasto uno dei pilastri nella cultura dell’architettura e arredo d’interni, poichè ne ha codificato, mettendole nero su bianco, le regole base.

-Buonsenso

-Buon gusto

-Logica

-Ritmo

-Armonia.

Questo è l’ABC di Edith Wharton e, lasciatemelo dire, dovrebbe esserlo anche di qualunque designer e arredatore. O anche semplicemente di chi, come me e voi, si appresta a trasformare il proprio microscopico appartamento.

Alla base di tutto, dunque, sta l’osservazione dell’architettura, della struttura della casa in genere e delle singole stanze in particolare. Quindi, la scelta di uno stile che, qualunque sia, va seguito con rigore, applicato con logica e buonsenso, in modo da creare un unicum armonioso tra architettura e dettaglio, tra stanza e singolo oggetto.

Teoricamente, seguendo queste poche indicazioni, il nostro miniappartamento potrebbe riuscire “più bello, perchè più logico e armonioso” della pacchiana villona di un milionario. E vi dirò che ci credo, eccome. Dopotutto, il buongusto non si può comprare…

A questo proposito, non mi pento delle idee che ho avuto per il Mio Microappartamento: le dimensioni minuscole e la presenza di un’unica porta-finestra ad illuminarlo (il bagno ha la sua finestra, ma ovviamente non può contribuire ad illuminare il resto della casa), rende totalmente necessario (buonsenso) che le pareti siano bianche (abbiamo già visto che in realtà saranno tinteggiate in lino grigio chiaro…), pavimento in gres bianco, soffitti bianchi.

Ma a spezzare la monotonia di questo non-colore, ecco una parete rivestita di carta da parati a fantasia legno-anticato-sbiancato, come questa (buon gusto):

legno sbiancato

La palette cromatica, come già vista, sarà un’armonica fusione di toni pastello e beige neutri, con accenti di azzurro e celeste (armonia):

Sedia Margaux a righe beige, talpa e celeste, da Maisons du Monde (€ 69,98)

Maisons du Monde

Divano letto Elliot a due posti, con fodera a righe beige, da Maisons du Monde (€ 309,98)

Ebbene si, nel mio miniappartamento riuscirò a fare entrare pure un divano letto!

P.S: che si chiama “Elliot”, come la Casa Editrice del libro della Wharton… mumble mumble… segno del destino?!?

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